I tre piani post approvazione del decreto PNRR Quater al Senato per il Ministero della Giustizia

E stato approvata con 95 voti favorevoli, 65 contrari e 1 astenuto, la fiducia del Governo chiesta sul decreto PNRR Quater. E’ legge quindi la stabilizzazione per le risorse pnrr che “hanno lavorato per almeno ventiquattro mesi continuativi nella qualifica ricoperta e risultano in servizio alla data del 30 giugno 2026, previa selezione comparativa“. A questo punto ci sono tre possibili piani di azione. Il piano A è quello ideale che prevede entro fine maggio la prova concorsuale e dal 5 al 28 giugno la pubblicazione della graduatoria, la scelta delle sedi, la firma e la presa di servizio. E’ sicuramente un piano impegnativo e difficile, che ritengo (sperando di sbagliarmi) di difficile realizzazione. Esiste probabilmente un piano B che prevede la prova unica concorsuale dal 13 maggio alla fine del mese, cosa che io ritengo fattibile e che garantirebbe una buona partecipazione. Dopodiché accettare realisticamente che non è possibile una presa di servizio realistica entro fine giugno e che sarebbe più sensato assumere le risorse PNRR a settembre. Il rovescio della medaglia sarebbe inevitabilmente non dare nessuna prospettiva di stabilizzazione ai 3946 nuovi addetti upp. Resta un piano C dove la prova concorsuale viene fatta con calma a giugno, dando tempo di prepararsi ai partecipanti, e la presa di servizio e anche gli scorrimenti a fine settembre, ma viene modificata la norma della stabilizzazione riducendo il numero dei mesi da 24 a 21 o 20. Si può ? La milestone dell’entrata in vigore degli incentivi si può dire centrata già a marzo, così come per il target della proroga, non invece per l’assunzione delle nuove risorse che deve avvenire entro il primo semestre. Se ciò non dovesse accadere che cosà dobbiamo aspettarci ? Semplicemente il ritardo dell’arrivo della rata dei fondi PNRR collegata al raggiungimento degli obiettivi del primo semestre 2024. Sui 24 mesi si può intervenire agevolmente anche perché l’UE ha chiesto incentivi per evitare le dimissioni, certamente lasciando libertà di scelta sul numero dei mesi. Niente impedisce che a questo punto si possa intervenire con una norma ad hoc. Quella che serve è, però, chiarezza soprattutto nei confronti di quelle decine di migliaia di laureati e anche laureandi che hanno pagato una tassa di iscrizione di 10 € e stanno dedicando tempo e energie allo studio. Non certamente il silenzio di dichiarazioni ufficiali che un concorso di quasi 4000 unità, i cui termini scadono sabato, non merita.

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